Il dopo CorVir… un’avvento sostenibile

 In questi giorni non facciamo che ascoltare  proposte, ipotesi,  progetti…e sempre il motivo di fondo è ragionare sulla rilancio dell’economia, quasi come punto centrale della esistenza umana. Certo, non che sia poco importante guardare al risvolto economico, ma la sensazione è che tutti vogliano uscire dall’incubo, riportare a zero gli orologi,  per ripartire esattamente dal momento  in cui il tempo si è fermato.

L’ora zero…le lancette della produttività si sono bloccate ed è iniziato il tempo della “sospensione”.

A cosa serve  pensare di ripristinare modelli economici uguali? Sarebbe davvero sciocco non imparare da una esperienza così devastante …Si sente spesso che l’Italia ha vissuto tante crisi, da cui egregiamente e più forte di prima si è ripresa, ma l’Italia è solo un pezzo di un ingranaggio malato che ha  rotto i suoi sistemi, che si è ripiegato su sé stesso implodendo in una semplice e banale impellenza di “pulizia”.

L’economia è ferma…ma il pianeta respira; l’economia è ferma…. ma nell’aria si riescono a percepire suoni completamente dimenticati; l’economia è ferma… ma le persone hanno ripreso a vivere di sentimenti; l’economia è ferma…ma gli sguardi sono rivolti a chi non ha da mangiare.

Tornare al punto da dove ci siamo fermati sarebbe una grande sciocchezza, sarebbe sprecare una occasione che non è casuale.

Un’opportunità questa che potrebbe dare inizio a rimodulare le “reti” di gestione sociale, liberandone il funzionamento socio-economico dal condizionamento “politico-finanziario”.

Per dare risposte agli “intralci” funzionali, conosciuti e  riconosciuti dell’organizzazione sociale, sono necessarie pianificazioni studiate, regole scritte e normate,  in realtà già esistenti,  con i loro tempi di realizzazione, puntualmente disattesi; la  gestione della nazione ha promosso,  infatti , lo studio di pianificazione, che sono diventate, piuttosto,  programmazioni in quanto meno condizionanti  dal punto di vista delle responsabilità e competenze.

 Tutto esistente in  teoria,  ma da venti/trenta anni puntualmente sospeso, così che gli “alternativi poteri,  (quelli dei controlli territoriali maggiori) si sono  affiancati alla gestione del potere centrale, diventandone bracci operativi di controllo.

Non interessa ora trovare “i responsabili” di tutto ciò,  che è e che sta accadendo,  ma è il momento della “responsabilità” da vivere, sia nell’individuale che nel collettivo.

Nella responsabilità  “collettiva” si inserisce la macro organizzazione, cioè tutta l’organizzazione produttiva industriale che, quale motore dell’economia nazionale, dovrà riorganizzare spazi, tempi, modalità e tipologie produttive che risultino adeguati  alla sicurezza dei lavoratori, sostenibili con l’ambiente e con il mercato!! Infatti il principio della sostenibilità è stato elemento essenziale di programmazione delle attività da molto tempo, ma  discusso ed applicato solo in minima parte, conducendo a danni ambientali oramai non più riconvertibili, ma certamente limitabili per un futuro che possa davvero esistere. Ora la sostenibilità è necessariamente assoluta, non più facoltativa nelle progettazioni,  in quanto la ripresa,  dopo il corona virus deve rendere indispensabilmente “ sostenibili” le risposte  alle condizioni attuali. 

Nella responsabilità  “individuale” si delinea la vita delle comunità, le “attenzioni” per il territorio abitato e quello necessarie ed utili ad abitarlo, ripartendo  dal modello  sociale ed economico  semplice, di costruzione di  piccole economie circolari,  dall’ orto di casa , dal lavoro collaborativo e dalla reciprocità delle abilità e competenze di ognuno: il territorio controllato, curato e partecipato.

Economie circolari di piccoli gruppi, nuclei embrionali che si costituiscono in reti a maglie sempre più larghe, dove la anche la comunicazione  è produzione ed inclusione.

In un mondo regolato solo da macro processi economici, che consentono la produzione  massiva di tutto per colmare la  ricerca impellente di soddisfacimento del bisogno, talvolta anche superfluo, una fase preliminare alla fatidica fase 2,  della  ri-partenza dovrebbe includere il processo di autoconsapevolezza di ciò che realmente serve alle nostre vite. Quello che è veramente necessario per condurre una esistenza  dignitosa ed appagante.

Riprenderci la possibilità di produrre in modo sostenibile; solo cosi riusciremo a tenerci per mano, proponendola in alternativa all’avvento delle logiche del capitalismo e delle multinazionali,  che non ci terranno in ostaggio,  pensando solo al rilancio della vita economica secondo schemi iperasfittici che tolgono respiro all’uomo e all’ambiente.

La vita sociale deve ripartire, deve potenziare e migliorare le condizioni del  ben-essere.

Puo’ diventare  una ipotesi necessaria,  ripensare all’ organizzazione delle attività lavorative  ed   offrire alle nuove generazioni  l’impegno professionale di ri-costruzione dei modelli sociali e produttivi  nella ottica della sostenibilità, del rispetto dell’ambiente e delle  innovazioni in campo della tecnica e della tecnologia? Offrire spazio creativo alle  generazioni dei nativi digitali,  con capacità e velocità di processamento delle informazioni e della produttività,  adeguata ad un ripensamento della economia planetaria? 

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