Orientamenti europei di futuro prossimo

E’ giunto il momento delle responsabilità partecipate per realizzare garanzie condivise. 

L’umanità che abita  il pianeta Terra, è distribuita in “comunità organizzate” su territori “ospitanti” che hanno peculiarità e prerogative  dissimili tra loro, per condizioni fisiche/geografiche e storico/sociali.. oggi tutte in sofferenza.

Questo patrimonio di “differenze”,  si evidenzia nelle multiculture che, per differenti costumi, tradizioni, caratteristiche, hanno sviluppando sistemi produttivi ed economici variegati e appropriati alle risorse presenti.

Ciò è possibile ricordarlo e,  ancora riscontrarlo  non solo nelle ” distanze continentali” ,  ma anche nelle “vicinanze nazionali”.

La produzione globalizzata ha annullato questo mercato diversificato, espressione culturale di popoli e paesi ed  ha “tradotto” le produzioni da artigiane e/o semi artigiane  a standard industriali,  dove i parametri quantitativi hanno trascurato quelli qualitativi.

La nostra penisola è una testimonianza rappresentativa di caratteri di tipo ambientali ampi e differenti. Il mare, i monti, le pianure, le isole, la fertilità della terra realizzano ambiti di presenza e ricchezza di differenti  bio-diversità,  ma anche diversità   di costumi, tradizioni, economie…Ed è da tutto ciò che bisogna ripartire.

I territori, come nostre riserve e tesori, possono garantirci sistemi economici di competitività, autonomia e partecipazione democratica. Punto di forza la loro “unicità” da valorizzare e salvaguardare nelle iniziative di recupero, riconversione e riconnessione al tessuto economico produttivo nazionale,  con approcci sostenibili ed in linea con il nuovo Piano di Azione della Commissione Europea, già approvato lo scorso marzo.

Il macro obiettivo programmato è quello di fare dell’Europa  un continente climaticamente neutrale  e al contempo competitivo: trasformarlo  in una comunità sociale  giusta e prospera, con un’economia efficiente e dinamica, sganciata dall’uso delle risorse e senza emissioni.

La Commissione, pertanto,  reputa necessario ripensare alle politiche settoriali, utilizzando  le opportunità offerte dalla trasformazione dell’economia europea da un modello, oggi essenzialmente lineare (take-make-use-dispose ) ad  un modello pienamente circolare.

Questa “trasformazione” dovrà realizzarsi attraverso la definizione di un quadro politico per la sostenibilità dei prodotti,  che si articola  in  tre punti salienti:

Concretizzati tali punti si può affermare una reale sostenibilità che, per essere sorretta,  richiede azioni urgenti e coordinate da attuare in stretta collaborazione con le parti interessate-.  Tali azioni sono essenziali per identificare ed eliminare gli ostacoli principali all’espansione dei mercati  dell’economia circolare.

Si identifica così, un puzzle di territori e comunità chiamati ad operare in specifici settori di risorse e competenze, con la finalità di una Europa unita, espressione di un continente.

Da tali riflessioni si prospetta una produzione garantita per i consumatori che potranno ricevere informazioni affidabili, comparabili e verificabili relativamente alla  sostenibilità dei prodotti immessi sul mercato.

Il Piano auspica alla realizzazione di economia   circolare  promossa a livello globale, nella quale  l’UE possa essere leader di un  ampio processo di trasformazione interno, non competitivo rispetto ad altri continenti, ma  caratterizzato dalle peculiarità specifiche,  uniche e non condizionabili dalla globalizzazione. Il processo in sé  necessita di un    monitoraggio costante, nel suo divenire dinamico,  con indicatori tarati secondo livelli che esprimano il grado  di  interconnessione tra circolarità, neutralità climatica e lotta all’inquinamento.

Le caratteristiche dei prodotti sostenibili saranno la loro  durata nel tempo, la riutilizzabilità, riparabilità o riciclabilità, risultando così di abbattimento alla produzione dei rifiuti.

Le risorse finanziarie UE, si legge, mobilizzate per sostenere la transizione, saranno ampie: dai Fondi per la coesione, al Fondo di sviluppo regionale, al programma LIFE, e, attraverso la Politica di Coesione e il Meccanismo per una Transizione Giusta;  i benefici dell’economia circolare raggiungeranno tutte le aree dell’UE, permettendo nel contempo di minimizzare i costi per le regioni più vulnerabili.

E’ il momento della “partecipazione”, delle “responsabilità”.

 Bisogna rendersi protagonisti con idee, proposte di fattibilità, progetti che con iniziative pubbliche, private e/o miste sostengano l’espressione dei  “valori”  dei propri territori. Bisogna “ridurre” l’ascolto del multicolorato dibattito sociale, critico/polemico che ci fa “perdere” tempo e tempi.

La Comunità riuscirà a trovare unione, forza e solidarietà nelle sue tante voci?

Questa è una opportunità che ci viene offerta, contemporanea all’avvento di atteggiamenti sostenibili, esclusivi ed indispensabili nel momento attuale, di grande difficoltà. C’è bisogno di calma e ponderazione per le decisioni da prendere. Tocca a noi, uomini comuni, organizzarci per promuovere le dovute “modifiche” a misure ed azioni economico-finanziarie che hanno e condizionano l’intera umanità. La riprogrammazione del tempo, le nuove strategie, le  nuove idee  devono realizzare la riabilitazione socio-economica con caratteristiche ampie, priva di conflitti e senza perdita di altro prezioso tempo.

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