“PENSIERI ED AZIONI” …RIFLESSIONI

Da un po’ è in programma in Europa l’attuazione di una nuova politica di “coesione”, da realizzarsi su accordi di partenariato, dove gli enti locali e regionali sono chiamati ad essere protagonisti della sua programmazione e attuazione, una priorità necessaria a contrastare le crescenti disparità regionali sul territorio dell’UE. Pertanto, privilegiare un approccio forte, così come già suggerito in precedenti occasioni, significa riflettere anche su un modello di misura più apprezzabile del benessere e della qualità di vita presente, nello specifico andando oltre i classici approcci adoperati finora. Una politica “urbana”, cioè specifica e calata nelle peculiarità di ciascun territorio, che assume un’importanza crescente nel quadro delle politiche regionali e dell’Unione. Nasce essenziale la riflessione che essere cittadini vuol dire soprattutto essere cittadini europei, e che qualsiasi nazionalità intrinseca in un contesto identitario e nazionale specifico, ne rappresenta solo una parte. Per la priorità di crescita è indispensabile creare posti di lavoro, occupazione e lavorare per il rilancio dello sviluppo economico, non più procrastinabile. E’ ormai urgente promuovere azioni e trovare strumenti per affrontare la disoccupazione, un problema di portata europea, differenziato tra i diversi paesi, e particolarmente sentito in Italia e, nello specifico, nella nostra regione. Una popolazione di giovani specializzati e formati, che non possono confrontarsi con opportunità di lavoro e che continuano ad accettare, con frustrazione, occupazioni che spesso non hanno nessuna affinità con la preparazione ricevuta o la professionalità acquisita, che richiedono qualifiche molto inferiori a quelle possedute. Tale situazione ha come consequenzialità lo spreco del capitale umano di elevata potenzialità e competenza, che viceversa avrebbe moltissimo da offrire e da mettere in campo. L’idea di unire in un reciproco rapporto l’offerta accademica e la formazione professionale alle esigenze delle imprese per preparare i giovani al mercato del lavoro non è sufficiente; infatti, per far corrispondere l’offerta alla domanda, è necessario rinvigorire il tessuto produttivo, guardare oltre gli ambiti territoriali e promuovere politiche e strategie per l’occupazione giovanile a livello europeo. I futuri lavoratori sono provvisti di tutte le dovute conoscenze, quelle della comunicazione, delle lingue, dell’uso delle nuove tecnologie e della disponibilità a continuare la propria formazione/informazione lungo tutto l’arco della propria vita lavorativa, sposando in pieno il concetto della lifelong learning. Per la realizzazione di un piano di occupazione efficace, l’evitamento della “desertificazione” umana che caratterizza gli ultimi anni della società, puntare su di una governance multilivello con gli enti locali e regionali nei ruoli di leader per aprirsi alla partecipazione di politiche a maggior impatto sociale, rappresenta l’idea progettuale di massima espressione. Al contempo, rimane essenziale raggiungere un’armonia sociale, che possa sconfiggere il caos insediatosi nelle relazioni sociali e definire per tutti un’organizzazione efficiente, inclusiva e partecipata e non una dissoluzione frazionate delle risorse. Il fine è quello di recuperare l’avvenuta “corrosione” dell’etica, riportando la società a ciò che dovrebbe essere, ovvero un sistema regolato da fondamenti riconosciuti di rettitudine, valori umani e diritti. Ora, a creare i legami tra gli esseri umani, è rimasta solo la forza, per lo più quella del denaro. I giovani non si avvicinano alla politica perché il modello formativo che incontrano è di una “politica” che non genera attrazione, una modalità che poco si sposa con interessi e innovazioni. Ripensando alla scuola politica del passato, essa era definita da istituzioni interne, i partiti politici, che operavano la formazione ideologica, che determinava la presenza di modelli culturali e di azioni che attualmente non sono più esistenti. Oggi i “cinghialoni” della politica, non desiderano sostituti per le battute di caccia grossa, per cui gli attuali apparati di gestione sono privi di contenuti e propositi per modalità di ricerca, di organizzazioni adattabili alla sostenibilità, alla coerenza e all’impegno per il sociale. Le fila politiche devono essere funzionali all’attuazione di linee guida, cioè concreti modelli operativi a cui fare riferimento per lo sviluppo sociale ed economico. La politica deve ritornare dunque ad essere un impegno sociale, condotta da specialisti che disegnino programmi operativi, per superare aspetti meritocratici che si sostituiscono a modelli non tecnici nei piani di assunzione, ma inserimento di personale poco specializzato allo svolgimento di compiti specifici. I quadri della pubblica amministrazione necessitano di personale che riesca, con adeguata preparazione, a sostenere processi di lavoro guidati dalle scelte politiche, che ne determinano le priorità. Il fermento pre elettorale si sta animando; le attese dei programmi politici che verranno preparati, proposti e le speranze che essi possano soddisfare le reali necessità del tempo dopo Covid si costruiscono, si disseminano aspettative, energie, competenze per la loro attuazione. Ci sarà un vero rinnovamento? Esisterà in essi la contemporaneità del tempo da vivere? Aspettiamo fiduciosi tutti i giovani che sentiranno di volersi mettere in gioco, sostenuti da questi “pensieri ed azioni”…

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