SOSTENIBILITÀ ALL’ORIZZONTE

 Nel “nuovo tempo”, iniziato con il periodo pandemico, abbiamo sempre più bisogno di seguire e condividere itinerari comuni, per omogeneizzare e dar forza alle risposte che necessitano, per innovare ciò che abbiamo e/o stiamo per lasciare. Sono pubblicate linee guida, programmi, azioni scritte e promosse da staff e task-force di specialisti, professionisti multidisciplinari provenienti da esperienze diverse, ma tutte di grande scala che, incaricati dalla politica nazionale, la affiancano con suggerimenti di alto profilo culturale, di attuazione pratica e risultati sicuri. Da ciò che si legge, si dice, si promuove e si dibatte, viene fuori l’orientamento ad attuare scelte sostenibili di attenzioni verso il territorio, dove la natura, la biodiversità, la green economy, le energie alternative, la mobilità, la sicurezza possano restituire una garanzia alla fruibilità, alla produttività e all’occupazione. Il significato sottende la prevenzione e il recupero di fu sistemi funzionali esistenti, da aggiornare e/o rimodernare, atti a mitigare possibili e eventi complessi dovuti agli effetti del cambiamento climatico. Per sostenere tutto ciò, dovranno confrontarsi ampi spazi mentali di creatività, si dovrà proporre e produrre “impresa” pubblica e privata, che includa il maggiore numero di addetti per realizzare azioni multiple, multidisciplinari e di impatto immediato nei risultati. L’argomento del cambiamento climatico potremmo definirlo come “il totale della somma” e pur senza la presunzione di affrontare tale materia, che merita ben altro spazio e approfondimento, ho intenzione di portare un contributo ricordando che: sul nostro pianeta ad una moltitudine di “abitanti” viene negato il diritto al cibo; tale condizione discriminante non è legata alle avverse condizioni ambientali o climatiche, ma spesso è riconducibile a comportamenti di sopraffazione, sfruttamento, corruzione, arroganza cinica che calpesta e distrugge qualsiasi diritto umano; l’alimentazione dell’uomo non può entrare in una lista di priorità; essa resta una condizione di bisogno primario che non contempla negoziabilità. Il cambiamento climatico rappresenta un punto fermo della nostra epoca. E’ consolidato sapere che il consumo di energie fossili, costituisca i due terzi delle emissioni di gas serra, e che il loro uso è riconducibile al settore energetico. Abbiamo il dovere di intervenire con urgenza, cercando di mitigare i danni già evidenti e sviluppare una maggiore capacità di resilienza a tale fenomeno. La crescita di una green economy può rappresentare un valido contributo al cambiamento. Non può esserci sviluppo senza energia, ma l’attuale modello energetico è ancora fatto da combustibili fossili. Come e quale l’opportunità in questo periodo ci viene offerta? Una green economy applicata come principio e come pratica del vivere, rappresenta non solo la possibilità di “de-carbonizzare” il sistema energetico, ma lo strumento per promuovere una “democrazia energetica” , ovvero riconoscere il diritto ad ogni comunità di accedere all’energia. Di conseguenza la promozione delle energie rinnovabili deve essere a beneficio di tutti e non per una èlite di privilegiati. Tutto ciò incontra grandi ostacoli che ora sembrano in discussione. I giacimenti fossili, in uso per le risorse energetiche, sono concentrati in specifiche zone del pianeta, così come sono concentrati, in modo puntuale, i poteri di chi ne mantiene e controlla la produzione e la distribuzione. Utilizzando queste risorse si sviluppano gli effetti negativi del cambiamento climatico che, in primis, ricadono sulle coltivazioni e sui territori agro-forestali. Seguire le opportunità ora in campo, sviluppando modelli di intervento pubblici o privati, del singolo o del gruppo, si possono realizzare azioni omogenee sostenibili, di tipo energetico, provenienti da fonti rinnovabili e correlate ai naturali cicli biologici, che non determinano conflitti con la produzione agricola. Le linee di indirizzo formulate e condivise su queste pagine nelle scorse settimane, sembrano coincidere con quanto contenuto e annunciato nei documenti di programmazione del governo e delle task-force in azione. Premesse tutte in linea con le “buone volontà” ma…al momento ancora allo “stallo”. Il paese è in attesa, vive incertezze… si parte per il cambiamento? Né un passo in avanti, ma neanche indietro è stato fatto, e così resta a noi prendere l’iniziativa. Abbiamo sperimentato il concetto dell’”appartenere”, del dover “scegliere”, del dover “essere”… ma quello che realmente può unirci è l’”appartenenza”, nello specifico ai luoghi della nostra memoria, complici delle nostre strutture di “identità dondolanti” tra la lontananza fisica e la vicinanza emotiva; gli odi e i rancori per le scarse e condizionate offerte di vita; le profonde contraddizioni vissute nel contribuire altrove, in luoghi diversi a realizzare ciò che avrebbe certamente portato benefici lì, dove riconosciamo gli amori e l’amare. Siamo ancorati in rada… cosa ci tiene fermi? Forse la mancanza di competenze, le difficoltà nel dialogo politico, l’attesa per i tempi dei sondaggi? Gli Stati Generali si stanno confrontando per sentire assieme maggioranze, minoranze, istituzioni, parti sociali…etc. cosa pensano delle proposte anticrisi, di sviluppo, di futuro produttivo, occupazionale, di salute nel segno della sostenibilità. L’auspicio è che dopo questo confronto, i risultati possano dare l’avvio ad iniziative di natura sostenibile, afferenti alla green economy , di salvaguardia dell’ambiente, della salute, ad alto contenuto democratico, di parità sociale e di trasformazione di una vera società inclusiva e multirazziale.

3 commenti su “SOSTENIBILITÀ ALL’ORIZZONTE”

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