DIALOGO SOCIALE E PARTECIPAZIONE

In una ricerca etimologica i riferimenti al termine “Resilienza”potrebbe contenere la parola “Arrangiarsi” che ben definisce l’arte del fare di ogni necessità, una virtù.

Concetto particolarmente sviluppato nei caratteri delle comunità meridionali, può essere inteso come una qualità personale di fantasia e di intraprendenza. Tutti dovrebbero sfruttarla per la crescita del sè  e  del proprio capitale socio-culturale, utile ad orientarsi ed agire agevolmente nel mercato del lavoro.

Oggi, infatti, un “lavoratore” cambia occupazione diverse volte nel corso della vita, firma un maggior numero di contratti a tempo determinato, svolge più di un lavoro contemporaneamente e si reinventa, dedicando tempo ed energie a passare da un impiego all’altro.

Nell’arco della propria vita professionale, avrà collezionato almeno il triplo di occupazioni rispetto ai colleghi delle generazioni precedenti e dedicato tanto tempo e risorse, per lo sviluppo dei propri contatti, indispensabili ad adattarsi continuamente alle nuove tendenze del mercato. Uno sviluppo di abilità a “cavarsela da soli” che, da un po’ di tempo, rappresenta una qualità indispensabile e particolarmente apprezzata sul luogo di lavoro.

Pertanto, credere ancora nell’ idoneità della persona a comprendere, cambiare e controllare le situazioni stressanti, possono determinare spiacevoli effetti, se dovesse venire a mancare le dovute capacità di recupero.

L’ affermazione di una “cultura imprenditoriale” è un importante campo di osservazione: l’imprenditore diventa il motore del cambiamento sociale, del progresso economico. Chiunque può esserlo, ricco o povero, giovane o vecchio, maschio o femmina, il diventarlo è un viaggio di trasformazione personale che merita di essere affrontato.

Finora mancavano le condizioni perchè si divulgasse la cultura dell’imprenditoria; la sua origine è legata ai paesi ricchi e sviluppati del mondo, tra cui l’Italia, ma in generale e nel nostro paese non si è diffusa nelle aree caratterizzate da un tasso di disoccupazione alto e da una economia fragile. Sono queste le condizioni che determinano l’applicazione della “resilienza”, dove si è “costretti ad arrangiarsi” nel mercato povero di offerte.

Ora, con i cambiamenti in corso e la necessità di attuare orientamenti di “vera” sostenibilità economica e culturale, è arrivato il tempo di aprire un “dialogo sociale” per realizzare “opere partecipate”, in grado di soddisfare le esigenze per il futuro delle giovani generazioni.

Cosa vuol significare ciò?  Come e perché renderlo operativo? I programmi, gli indirizzi, le azioni suggerite, l’esigenza di progetti per il rafforzamento strutturale, economico, occupazionale etc. del paese, sono, ormai, tutti di ispirazione transnazionale, servono a realizzare una Regione Europea sia per produttività che per competitività, con le sue molteplici peculiarità.

Pertanto per realizzare investimenti  occorre che imprese, istituzioni, organizzazioni della società civile,  del terzo settore si affianchino e interagiscano sperimentando, in modo diverso modelli di procedure già esistenti, che devono aprirsi ad una gestione condivisa nell’interscambio di professionalità e competenze, ad una  partecipazione efficace nell’ espressione delle proprie  esperienze,  così da  corrispondere garanzie di rapporti fiduciari e collaborativi,  in un lavoro integrato e partecipato per risultati soddisfacenti  le previsioni.

Le progettualità devono essere necessariamente “giovani”, innovative prodotte ed elaborate con conoscenze aggiornate e strumentazioni d’avanguardia, che risultino culturalmente contemporanee, di facile applicazione e di possibili sperimentazioni.

Rendere ciò realizzabile è possibile,  non si possono attendere tempi e criteri dell’attuale burocrazia. L’esigenza del paese è di ammodernarsi, nelle infrastrutture, nella produttività e occupazione, soprattutto negli interventi ambientali, che esprimono la loro massima urgenza in ogni manifestazione legata all’irruenza  dei fenomeni naturali in atto,  che alterano  il territorio (dissesto idrogeologico, erosione delle coste, recupero delle aree percorse dal fuoco etc…etc…) nella sua relazione antropica.

Questi programmi sono tutti già pronti, elaborati, discussi, sperimentati in luoghi altri e in attesa di essere realizzati anche in Italia, dove necessitano  di candidature competenti ed autentiche, motivate  anche ad utilizzare le  coperture finanziarie destinate dall’Europa in progetti concreti , affini e coerenti con le politiche e le direttive comunitarie . Tanto danaro è  di sicura attrattiva economica, solleticheranno sogni ed energie di molti attori, certamente non sempre adeguati e all’altezza del “compito”…quindi servono le garanzie! Chi può garantire, dunque, se non la pubblica amministrazione, la rendicontazione di così cospicui capitali? Chi se non la pubblica amministrazione, può lasciare spazio alla dimostrazione del talento delle nuove “menti”?

Ciò che è fondamentale che funzioni davvero nella pubblica amministrazione, è la sponsorizzazione e il sostegno all’attuazione dei progetti da realizzare e l’esercizio della vigilanza nella gestione della spesa… un compito che le istituzioni possono e devono dare, aprendosi così ad essere partecipativi e realizzativi con le comunità che rappresentano….

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