BOLLE, PALLE…e MEZZE PALLE

In una società di giochi, giocatori, giocolieri, illusionisti, le bolle, le palle e anche le mezze palle
sono sempre presenti, hanno un ruolo importante nei giochi di bilanciamento e collaborazione.
L’equilibrio, oltre ad essere legge di fisica, tra azioni e reazioni, stabilità e movimento, è stato anche un modello del vivere, una guida di riferimento e di formazione per costruire i “nostri” futuri.
Ora esso rappresenta una dimensione statica e spesso vincolante, non confronta più pesi e misure e/o quantità e qualità, né tantomeno le intensità dei comportamenti, come la violenza o la dolcezza.
Una condizione, questa, complessa per questo periodo così delicato dove la pandemia ci impone la formulazione di un nuovo “codice delle distanze” sia fisiche che comportamentali, tale da permetterci il convivere con i rischi per la salute, le necessità economiche sociali, l’organizzazione della tutela pubblica. Siamo chiamati a scrivere, partecipativamente, un nuovo capitolo da aggiungere allo studio dell’educazione civica; un capitolo moderno, che descrive le evoluzioni sociali e sanitarie, e al contempo quelle di costume, e che integra i dettami della nostra costituzione.
Assistiamo alla ricerca ed applicazione di soluzioni concilianti con le tante e diverse esigenze,
eterogenee, variegate, pregnanti, individuali e collettive che più aumentano nella loro espressione e meno riescono a trovare definizione, e incarnano le proteste del malcontento, le aspettative disattese, le delusioni alle mancate partecipazioni.
All’efficacia attuativa di soluzioni “globali” che si paventano, non ho mai creduto. Trovo più
efficace pensare a procedure singole, “appropriate” ad ambiti omogenei, che da analisi preventive sui fabbisogni di ogni comunità, devono realizzarsi in modo partecipativo, assieme agli abitanti, così da dare risposte concrete attraverso interventi con requisiti sostenibili, autentici, calati nelle reali peculiarità.
Così si realizza l’efficienza dell’amministrazione pubblica. Un sistema governativo è efficiente se non fa sentire parti di popolazione del paese escluse dal “progresso (o processo?) complessivo” ritenendo i suoi problemi estranei alla società nel suo insieme.
Tale approccio diventerebbe una scelta per cominciare a scardinare i forti poteri locali che con le loro reti clientelari e nepotistiche riescono a dare e fornire ai territori soluzioni fittizie e
condizionate. Sistema questo, che garantisce che nessuna forza “estranea al giro” possa accedere e spezzare il cerchio; un meccanismo viziato che alimenta male affare, comportamenti deviati e devianti che impediscono nuovi modelli di azione, svincolati dal clientelismo e dal ricatto politico.
Anche le nuove “formazioni” politiche, apparse all’orizzonte come rinnovamento e rinascita, non stanno dimostrando grande interesse a rompere il circolo vizioso. Così che le compagini nuove, quasi sempre minoritarie, entrano a far parte dei gruppi di potere e a partecipare al sistema “viziato” pensandolo “virtuoso” e consolidando ancora, per molto tempo, le stesse condizioni.
Sarà forse perché queste forze emergenti scoprono i “vantaggi” del sistema, perdendo l’interesse a cambiare e diventandone maggioranza di governo? O forse perché toccare il potere, tanto criticato, inizia a trasformare la percezione di quel sistema che prima li penalizzava?
Tutto ciò definisce, in una interpretazione chiara, la meschinità capitalista e il consequenziale
decadimento morale in cui ci ritroviamo.
Ora, per l’emergenza si avanzano soluzioni di “bolle”, si sente parlare infatti, di “bolle sanitarie”
ovvero di spazi dove condizioni asettiche e protette indotte, diventano necessarie alla cura degli ammalati Covid sintomatici.
Una condizione pensata di certo a protezione di tutti, operatori sanitari e ammalati, ma che nella realtà esprime, oltre alla cura, l’ulteriore distanziamento della sofferenza e l’affermazione della solitudine.
Si percepisce quasi come un “videogame” sociale, talvolta con la sensazione di essere senza via di uscita. Ancora soluzioni e regole che si ripetono, si ripropongono, si impongono, reiterano identici messaggi e comunicazioni di un nostro oramai “consolidato” sistema!
E allora…se tali bolle, o palle, o mezze palle dovessero divenire “mezzi ufficiali” di cautela
individuale da permetterci la garanzia di una quotidianità, anche se limitata alla sola “presenza” priva della vita sociale di ogni giorno, cosa dovremmo scegliere?
Sarebbe appagante una vita, ciascuno nella propria bolla? Certo, sarebbe uno spazio asettico,
omnicomprensivo di equilibrio, sicurezza, distanziamento, autonomia…video regolato, assicurato, manutenzionato….e poi…tutto fino al vaccino?? E se fosse ancora una volta un progetto che il sistema fagocita per autosostenersi?
Bolle…palle e mezze palle al contrario, sono state, negli anni ’90, la mia fantasia per ausili
sostenibili ed inclusivi alla mobilità. Spazi adattabili alla persona, al suo muoversi nel mondo,
all’incontro con l’altrui e l’altro, in una organizzazione sociale comune e rispettosa., perché ho
ritenuto la bolla il luogo e la libertà dell’equilibrio, in tutte le sue forme.
Quindi le stesse bolle…che chiudono e isolano… e bolle che aprono, facilitano e partecipano.

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