RED – ZONE

Da alcune ore la Campania è “rossa”… per meglio dire in “zona rossa” secondo le misure di contenimento all’epidemia Covid.

Da gialla si è ritrovata nell’immediata condizione di “massima gravità ed alto livello di rischio”.

Questo cambiamento  ci porta a ri-vivere condizioni, scelte, misure che, repentinamente,  mutano comportamenti e abitudini quotidiane e che i campani più volte si sono ritrovati ad affrontare. Cambiamenti che, in questa regione sono stati già vissuti  a causa di condizioni simili o analoghe,  distinte ed appropriate alle diverse “etnie” che formano l’intera collettività  (partenopei, irpini, cilentani etc.).

Una “comunità ampia” dove nulla è uguale, omogeneo ma sicuramente tutto è autentico nei sentimenti e nell’amore profuso in difesa e a riconoscimento dei propri confini e del proprio “orgoglio” di appartenenza ad essi…e,  proprio questi ultimi,  sono gli elementi che le uniscono.

Vari i colori che si sono alternati nel tempo:  quelli dinamici delle alternanze delle gestioni amministrative, dei limiti per la sicurezza e la tutela a improvvise minacce della salute pubblica; dei cambiamenti ed evoluzioni di pensiero e costumi; delle modifiche di ideologie; delle contaminazioni culturali; delle vittorie sportive;  quelli invece più “stabili” e chiari, radicati con successo in alcune aree della Regione, che  hanno conservato nei loro “valori” iniziali gli adattamenti del tempo.  

Entrambi, i colori dinamici e statici, hanno realizzato la “storia comune”.   

Oggi, tutti diventiamo rossi, pur conservando le singole anime e la vocazione dei diversi territori.  Il sapermi “ROSSO”,  distraendomi dalla causa pandemica, mi rimanda a pensieri e ricordi di opportunità perse e di quelle vissute, ovvero che hanno lasciato testimonianze o passato nei ricordi.

Cantava Pino Daniele: “Napul’è mill culur… Napul’è mille paur…. Napul’è a voc de criatur…”, un’artista… uno dei tanti,  perso nell’amore per la sua città e  pieno per il suo essere napoletano.

Un testo che descrive, attraverso la  testimonianza musicale, suoni, voci e attori della grande città inclusiva, espressione di chi della stessa si riconosce nativo, abitante, ma anche e sopratutto appartenente!

Sì, è così.  Chi è che ha conosciuto Napoli, la sua partenomania, e non ne è rimasto colpito e affascinato? Chi non  ha sentito trasporto e piacere ad appartenervi , ad amarla?

Una città che nei i suoi luoghi formativi, le scuole, le università, tutte di solide tradizioni e riconosciuti valori culturali, ha distribuito il “sapere” a generazioni di giovani, accolti,  adottati ed ospitati perché spesso provenienti da svariate altre regioni e nazioni, e che con i loro percorsi  hanno rappresentato la forza del SUD.

Una città aperta a concedere opportunità, che  nel tempo si è vestita di tutti i colori possibili,  che con coraggio, forza e determinazione ha saputo  cambiarli, amandoli e credendo in essi . 

Negli anni ’70, e precisamente nel settembre del 1975 nel Comune di Pozzuoli, nella località di Licola, tantissimi ragazzi radunati per ascoltare il rock del momento,  all’annuncio dei risultati elettorali, salutarono con un fragoroso applauso l’elezione del “nuovo” Sindaco di Napoli. La sua elezione cambiava colore alla città.

Era il Sindaco del cambiamento, a cui quei  giovani  si aprivano per augurargli il benvenuto. Fù un’ ovazione. Quel pubblico era pieno di  ragazzi di paese, qualcuno alla  prima partecipazione ad un concerto, altri ad una nuova esperienza dopo l’evento  svoltosi sulle colline della città di Napoli.

Quel cambiamento tanto atteso, sperato e condiviso da tutti, diventò una realtà di “mobilità sociale”, democratica e dell’orgoglio non solo “cittadino”. La città apriva una porta ai figli dell’esodo rurale, a persone cresciute nelle periferie e/o all’esterno dell’agglomerato urbano, in Comuni inurbati e limitrofi o in quartieri autonomi,  dove chi ci viveva non sentiva di far parte della città. Quel Sindaco appena eletto, cambiava il colore, esprimeva l’idea di  una città che poteva appartenere a tutti, anche a chi veniva da altro luogo , ma di Napoli era innamorato. Ed a Napoli poteva sentirsi di appartenere, realizzando il desiderio di partecipare alla città conservando l’orgoglio delle proprie origini.

Si spezzava così l’inerzia borghese ed elitaria sociale ed urbana,  grazie alle nuove generazioni.

Il  cambiamento significativo, spontaneo, annullava le distinzioni di classi, metteva in campo  nuovi atteggiamenti, ricreava  il mito e lo reinventava in modo estremamente libero, manifestava originali identità.

Anche ora è il momento dei giovani. Esso sempre lo sarà,  perché il capitale umano della “gioventù” non si esaurisce, ma si  rinnova continuamente. E’ l’ energia che si interscambia nel trainare il “sistema vita”. Lasciamo a loro la manovra, l’impegno che con le loro competenze ci dimostrano. Riconosciamoci in questa sensibilità e graditudine, con la consapevolezza di appartenere da una realtà che non esiste più o che sta per esaurire la sua esistenza e che impone rispetto ad stato di “vecchiogiovane”.

2 commenti su “RED – ZONE”

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